L’immagine prende spunto da Botticelli. Uno spunto illustre è sempre un ottimo punto di partenza, specialmente se ha attraversato parecchi secoli e non è lontano da noi: risale al 1482 e si trova agli Uffizi di Firenze.

Il messaggio, tuttavia, prende spunto da qualcosa di attuale e molto molto più vicino: San Miniato e quello che, da un po’, sta accadendo.
E’ vero, forse chi non è samminiatese ancora non ci ha fatto caso, come non fa caso un uomo alto e grosso al brulichio di un formicaio per terra… se ne rende conto soltanto quando trova la pagnotta tutta mordicchiata.
San Miniato è in fermento, e questo è un dato di fatto. Noi di Bucciano FotoDiarioFestival vogliamo dirlo, vogliamo gridarlo a tutti, da quassù, in cima alla collina, vogliamo alzare la voce, senza per questo perdere il nostro stile, e dire al mondo che a San Miniato ci si sta dando da fare.
Parliamo, così, di primavera, tema scontato per la stagione (anche se non per quest’anno), quanto non lo è per la nostra città, che molti considerano oramai intrappolata in un eterno inverno.

E invece noi in questa Primavera di San Miniato ci crediamo forte e vogliamo dirlo con la nostra modesta forma di arte da strada, in modo che tutti quelli che passano di lì, possano ammirarla, comprenderla, tornare a casa e parlarne, per moltiplicare la nostra voce (tanto per citare altri due illustri artisti: Francesco De Gregori e Zucchero Fornaciari).

Botticelli ci ha ispirato, ma come sempre noi di Bucciano FotoDiarioFestival, siamo andati oltre per dire la nostra. Flora, che sono io, è incinta, come d’altronde è gravida la primavera. Sull’olivo abbiamo, sorretto da Aurelio (pilastro di Bucciano FotoDiarioFestival) uno stanco cupido: riconosciamogli che fare innamorare la gente, oggi come oggi, non è un’impresa facile. All’estrema sinistra il nostro Mercurio (dio dell’eloquenza e del commercio) è piuttosto distratto, ma faremo in modo, in futuro, che concentri la sua divinità, in particolare quella della comunicazione, anche su San Miniato.
Di Grazie, figlie di Venere, ne abbiamo tre grandi e tre piccole, perché la bellezza deve stare sia nel presente che nel futuro ed è sempre giusto che presente e futuro si sovrappongano per un po’.
I due splendidi cagnolini da tartufo sono uno dei simboli viventi di San Miniato ed è anche grazie a loro se la nostra città è conosciuta per questo pregiatissimo tubero.
Il personaggio centrale, quello di Venere, non c’è. Ossia, non è una persona, ma è una città intera di persone, di opere d’arte, di bellezze naturali e di passione.
San Miniato è la nostra Venere.

Questo è il nostro nuovo messaggio. Speriamo che la brezza di Primavera lo trasporti, insieme al polline, in volo per il nostro splendido Paese, e torni quassù abbracciato al cuore di tanti nuovi visitatori.

La foto del manifesto è stata scattata da Francesco Sgherri con l’assistenza del giovanissimo Elia Sgherri che si è occupato del flash. La grafica è mia. L’idea è mia e di Aurelio Cupelli. Le foto di back-stage utilizzate per il montaggio del video sono di Aurelio Cupelli. I filmati che ho utilizzato per montare il video sono stati ripresi da Fabio Frangini.

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