Non ne conosco l’origine, ma mi piace pensare che sia nata da un gioco, quello più naturale che ci possa essere: rincorrersi, provare ad acchiapparsi, sfiorarsi e poi staccarsi di nuovo per riprovare quel brivido allegro e ingenuo che può esserci soltanto fra i cuccioli d’uomo e gli animali.
È soprattutto per questo che con il Bucciano FotoDiarioFestival abbiamo deciso di dedicarle un 6×3 (anzi due, perché questa volta uno è stato montato anche in fondo alla salita per Balconevisi), perché adoriamo l’imprevedibilità di un gioco spontaneo, soprattutto se davanti all’obiettivo ci sono bambini e animali. La natura è sempre molto più creativa del creativo più grande di questa terra.

Volevamo rappresentare a modo nostro il Palio del Papero di Balconevisi, ma soltanto quando ci è venuto in mente di coinvolgere i bambini della scuola dell’infanzia, il 6×3 ha iniziato davvero a prendere forma e senso. Innanzi tutto il Palio è così, una corsa in cui i bambini delle varie contrade, spingono (senza poterli toccare) i propri paperi lungo il percorso verso il traguardo.
Balconevisi è un piccolo borgo di campagna in cima ad una collina con un panorama fantastico. Le case sono piccole e colorate e la strada silenziosa e quasi sempre sgombra dalle auto. La scuola dell’infanzia di Balconevisi è, fra tutte quelle del Comune di San Miniato, la più defilata, quella considerata fuori mano e forse anche snobbata per questo, ma vi posso assicurare che si tratta di una scuola molto bella, grande, da poco ristrutturata, con molti giochi e maestre validissime e propositive, sempre aperte a nuovi progetti e nuove esperienze per i loro bambini. Quando Aurelio e io ci presentammo da loro, una mattina che era appena ricominciata la scuola, le maestre si mostrarono accoglienti e immediatamente interessate ed entusiaste per quello che gli stavamo proponendo. Quando qualche giorno dopo mi dissero che anche i genitori erano contentissimi, devo dire che insieme alla gioia per il progetto che andava avanti, sentii anche un po’ di stupore per questa scuola che continuava a sembrarmi un’eccezione in mezzo a tutte le altre, e mi riempii di orgoglio per aver fatto parte, anni addietro, di quei fantastici genitori.

La mattina della foto verso le dieci sono andata a chiamare i bambini. Erano già tutti pronti, tutti che non vedevano l’ora, che neanche si immaginavano che cosa li stesse aspettando, che quando la maestra ha detto: «Andiamo!», i loro volti hanno iniziato a scintillare di una gioia incontenibile.

Abbiamo liberato i paperi, dopo aver piazzato varie reti da olive per impedire che fuggissero, e poi abbiamo dato via libera anche ai bambini. All’inizio timorosi, rimanevano in gruppo, alcuni per mano. Poi i più audaci si sono fatti avanti, hanno iniziato a fare versi buffi, a giocare, a prenderci gusto fino a donarci lo scatto perfetto per il 6×3.
Bisogna ringraziare anche Giovanni Corrieri e Franco Bruno che sono stati fondamentali nella gestione dei paperi, per mantenere la sicurezza di animali e bambini.

Il XXX° Palio del Papero di Balconevisi si è svolto domenica scorsa, il 14 settembre 2012. Penso che in trent’anni non sia mai accaduto che alle pendici della collina, i visitatori fossero accolti da un 6×3 come il nostro.
Una navetta gratuita, come ogni anno, accompagnava le persone in cima, nel borgo. La piazza era piena. La banda con le majorette, il cirolindo in mezzo alle cassettine numerate, i gazebo con i paperi delle 4 contrade da ammirare prima della corsa, i banchetti che i genitori di tre scuole avevano organizzato per raccogliere un po’ di soldi in tempi di magra, vendendo libri usati o dolci fatti in casa, i ciaccini delle signore di Balconevisi, i tartufai, le robe fatte a mano, l’araldo costruttore di spade e scudi di legno, Franco Bruno (che, dopo tanti giorni, non era ancora sceso a valle per vedere il manifesto) col carretto.

All’improvviso la piazza si è svuotata e tutta, ma proprio tutta la gente si è incolonnata e incanalata lungo la via che va al campo sportivo: era arrivato il momento della corsa!
Il sindaco Vittorio Gabbanini ha introdotto l’evento e in quattro e quattr’otto è stato dato il via. Uno sciame di bambini rossi, verdi, neri, gialli e bianchi ha iniziato a correre intorno al campo sportivo, mentre quattro paperi, facendo finta di aver paura, correvano, o più spesso, passeggiavano, a volte si fermavano, altre volte cambiavano direzione e addirittura il favorito, ad un certo punto, si è voltato e ha cominciato a correre all’incontrario… insomma, una baraonda, una simpaticissima baraonda. Alla fine ha vinto il Fornacino, quello bianco e verde, ma secondo me, in fondo in fondo, hanno vinto un po’ tutti i colori: il bianco dei paperi, l’azzurro di quel pezzo di cielo che si vede dalla chiesa senza tetto, il giallo dei grembiulini dei bambini della scuola dell’infanzia, il viola dell’ombrellone della scuola elementare che vendeva libri usati, il verde che parte direttamente dalle case e scende giù a valle per risalire su fino a disegnare altre decine di colli tutto intorno, il rosso della Rocca di San Miniato, che spiava maestosa da lontano, l’oro del sorriso immenso di un uomo che, per tanti giorni, non sente affatto il bisogno di lasciare questo posto, considerato da molti “fuori dal mondo”, per scendere giù a valle.

La foto del manifesto è, come sempre, del bravissimo Francesco Sgherri. La grafica è di Irene Campinoti. Le foto di back stage la mattina dello scatto le ho fatte io, perché Aurelio era impegnato con i paperi. Le foto della festa sono di Fabio Frangini.

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