Devo ammetterlo: in questi ultimi giorni sono stata distratta. Stamani lo sono ancora di più. Mi cadono gli oggetti di mano, faccio pasticci, a volte mi sento la testa come dentro alla vasca dei pesci… e poi mi sento triste, davvero profondamente triste.
Sono le 10:54 del 21 dicembre 2012. Oggi dicono che ci sarà la fine del mondo. È almeno un anno che ne parlano e adesso ci siamo, eccoci qua. Ho cercato di evitare in tutti i modi di stare ad ascoltare qualcuno di tutti quelli (e sono stati tanti) che ne hanno parlato, che hanno esposto teorie, risposto a domande, che si sono inerpicati in vari tentativi di interpretazione. Ci sono riuscita soltanto quando mi sono tappata le orecchie e rinchiusa in una stanza da sola.
Ho sempre avuto molta fantasia e crescendo sono diventata anche ipocondriaca e ho sofferto di attacchi di panico. Sono facilmente influenzabile, ma da qualche parte in fondo al capo credo di avere ancora un briciolo di intelligenza e razionalità che mi permette di mantenere uno spirito critico sufficiente a non lasciarmi coinvolgere.
Non voglio nemmeno riderne o farci dell’ironia. Non mi fa per niente ridere un bambino che tutto preoccupato mi viene a chiedere (a me che sono grande, che sono adulta) se davvero fra qualche giorno ci sarà la fine del mondo… che l’ha detto la radio… che l’ha detto la televisione… che tutti ne parlano!
E non mi fanno ridere nemmeno tutti quegli anziani o quelle persone sole per le quali la televisione, e in particolare il telegiornale, sono le uniche vie di ENTRATA nella loro vita. Per qualcuno il telegiornale è verità assoluta e per come è diventato oggigiorno (che sembra uno spot elevato all’ennesima potenza del ridicolo) per certa gente è davvero pericoloso!
Stamani il cielo è un solaio bianco che sembra un ammasso di cotone un po’ sporco. Poco fa a sud-est si è aperto un buco enorme attraverso il quale potrebbe passare un’astronave rotonda. Stanotte, quando mi sono svegliata e ho visto che l’orologio segnava le 1:12 ho avuto paura che fosse arrivato “quel” momento e andando in bagno in penombra mi veniva da guardarmi le spalle.

Non so se vedrò l’alba di domani. Nessuno di noi può scommetterci… ma non perché oggi è il 21-12-2012!
Questa tristezza che ho addosso è quello che mi provoca pensare alla fine del mondo. Io ho voglia di vivere, anche se la mia vita non è perfetta e i problemi non mancano e ogni giorno è una corsa che spesso termina in un capitombolo. Amo la vita, voglio fare ancora tante cose, voglio veder crescere chi adesso è piccolo, voglio parlare, raccontare, creare, amare. Pensare che il mio destino sia stato segnata migliaia di anni fa su un calendario di pietra, non mi piace per nulla, ma aver assistito per tutto questo anno a questo sensazionalismo condiviso a livello mondiale da tutti i media, mi rende davvero triste.
Forse alla fine di questa giornata prenderò della bischera perché inizierà l’Apocalisse, ma adesso che siamo sopravvissuti, riflettiamo un po’ su quanto abbiamo buttato in quest’ultimo anno, quante energie sono state spese intorno a questa “fine del mondo”, quante parole, quante ricerche, quante trasmissioni televisive e radiofoniche, quanti articoli sui giornali, quanta carta, quanti studiosi, quanti parolai, quanti santoni, quanto inchiostro, quanti medicinali, quanti bunker, quanti alberghi della salvezza, quanti soldi, quanti rimedi, quanti pensieri, quante paure, quanta immobilità per le cose importanti…
Adesso che siamo Sopravvissuti, con lo spirito proprio soltanto dei Sopravvissuti, prendiamo i nostri quattro cenci (ché di importante, se ci guardiamo bene intorno, non abbiamo che quelli) e guardiamo un po’ di cominciare ad impegnarci per le cose davvero importanti. Ché la fine del mondo, se arriverà presto, sarà solo per colpa nostra! Altro che Maya, Dio e gli alieni! Il mondo lo stiamo ammazzando noi con la nostra follia.

Facciamo che oggi sia la fine di un’era e da domani iniziamo a smettere di farci del male: la storia siamo noi, nessun altro può dirci che cosa accadrà!