In ogni vecchia bottega c’è un anziano che spazza. In silenzio, lentamente, meticolosamente spazza. Tutto il giorno. Senza fretta, alla velocità che gli compete. Tanto lui (o lei) di corse ne ha già fatte tante nella vita. E ha scalato un mare di montagne, tanto che ora le corse non gli interessano più.

In ogni vecchia bottega c’è un anziano che spazza. No che spazzare sia cosa da poco. O che sia un gesto umile o poco edificante. Provate a lavorare in una bottega sporca, con gli scarti in mezzo ai piedi e la polvere che si alza e si posa ovunque. Spazzare è cosa necessaria per lavorare bene. E l’anziano lo sa. E sa anche che il giovane deve dedicarsi alla creazione, alla libertà, alla produzione. Quindi se c’è un anziano che spazza, lentamente, senza fretta, senza che nessuno lo chieda, il suo gesto sarà uno dei più dignitosi di tutta la bottega.

In ogni vecchia bottega c’è un anziano che spazza. E quando non spazza se ne sta acciambellato su una vecchia seggiola. Come un gatto che dorme. A guardare con occhi vispi quelli che entrano. O a riempire l’aria di gesti antichi come fare la maglia.

In ogni vecchia bottega c’è un anziano che spazza. Sta lì come il bastone dell’equilibrista sul filo, a compensare gli slanci eccessivi dei giovani, le arrabbiature, le paure, le voglie e le cadute. Talvolta regala una carezza ai più piccoli. E quando è l’ora, ripone la scopa, dà la buonanotte a tutti e, in silenzio, scompare.