Ci interessa l’attimo appena prima.
Quel momento fatto di quiete e dinamite da esplodere.
Ci interessa quello lì, a noi tre che passiamo il tempo a guardare il mare da sessanta chilometri.
E chi ha dubbi che lo vediamo, se lo faccia raccontare.
Ho navigato verso sud su una nave che aveva soltanto la prua. E un parapetto ricamato a mattoni.
Le onde erano verdi. Di cento, mille verdi.
Ma navigavo, certo.
Bastava vedere il sole come si spostava rapido.
E l’attimo appena prima lo guardiamo stando seduti. Comodi.
Con il bicchiere in mano.
È quel momento che assomiglia a un secchio dell’immondizia.
Con tutta la robaccia pigiata pigiata fino all’orlo.
O come una valigia piena. Più piena di quello che può contenere.
Per quelli che partono e non riescono a lasciare nulla, nemmeno la parte peggio di sé.
Io sono nel mezzo, fra il signore delle macchie e la signora delle onde.
Io sono quella degli scarabocchi.
Ma è l’attimo appena prima, che ci interessa. Quando la linea contorta si interrompe.
L’attimo dopo è già rabbia. Oppure euforia. O si scioglie tutto sulla pagina fradicia.
Questo soltanto ci interessa.
Un attimo prima di piovere.
Un attimo prima di piangere.
Un attimo prima di gridare.
Un attimo prima di cadere.
Un attimo prima di svenire.
Un attimo prima di saltare.
Un attimo prima di girare la chiave.
Un attimo prima di aprire quella porta.
Un attimo prima di spalancare gli occhi.
Un attimo prima di appoggiare i piedi in terra.
Un attimo prima di infilare i piedi in mare.
Un attimo prima di tuffarsi.
Un attimo prima di pagare il conto.
Un attimo prima di non pagare il conto.
Un attimo prima di tirare quello schiaffo.
Un attimo prima di mandare affanculo.
Un attimo prima di dare quel bacio.
Un attimo prima di scordare quel bacio.
Un attimo prima che svanisca tutto.
Un attimo prima di addormentarsi.
Un attimo prima di smettere di sentire male.
Un attimo prima di capire.

Un attimo prima che piova.
Un attimo prima che pianga.
Un attimo prima che cada.
Un attimo appena prima…

…ma raccontami del mare.