classe

Terzo giorno, seconda media. La prof di arte è l’ultima della mattinata. È rimasta la stessa dall’anno scorso e, considerato anche che non è di San Coso, è un successo. Si è prodigata in dolci considerazioni sull’altezza dei ragazzi e delle ragazze, sui loro cambiamenti, sulla loro bella crescita. Molti di loro pensano (anche se probabilmente non capiscono che lo stanno pensando) che è bello avere qualcuno da ritrovare. Anche se non è un coetaneo.
Senza togliersi il sorriso dalle labbra, la prof annuncia che dovranno rifare le cartelline dei lavori, perché quelle dello scorso anno, che tutti avevano lasciato in classe sotto sua richiesta, beh, non ci sono più. Qualcuno, un’altra prof, sembra, le ha buttate via.
Tutto rimane avvolto dal mistero, come un libro giallo, uno di quelli che si leggono sulla spiaggia d’estate. La voce calma della prof, in effetti, pare ancora avvolta da quel manto di sonnolenza e dolce pensare a niente dell’estate. Non è poi così grave. I ragazzi rifaranno le cartelline.
Se quella prof lo scorso anno avesse trascorso più ore con loro (un numero di ore che può trascorrerci una maestra prevalente, tanto per dire) adesso, guardandoli nei loro banchi, noterebbe già qualcosa di fondamentale, rispetto a un anno fa. Il loro schieramento è una dichiarazione di intenti, una sottile manifestazione delle loro personalità in crescita. La scelta di un banco in ultima fila, di un compagno o di nessuno, di una maglietta o di quella matita sugli occhi, risultato di tanti pensieri e valutazioni, e discussioni con l’amica del cuore.
Chiara, silenziosa e riservata, detesta trovarsi al centro dell’attenzione, perciò è in prima fila. Accanto a lei c’è un’amica, Lilia. Non la frequenta da molto, ma è una di quelle persone che non ti mollano. E Chiara ha bisogno di persone così. Che le stiano addosso, che le riempiano quei buchi che la fanno sentire persa, indolente. Che la spronino ad andare più veloce, ché le cose si possono fare anche un po’ meno bene, che dobbiamo trovare il tempo anche per divertirsi.
«Ecco» bisbiglia Lilia. «Ora comincia con la lista dei morti»
La prof di arte sta dicendo che la classe ha perso alcuni insegnanti. Che alcuni sono cambiati, che altri sono stati sostituiti dai titolari e che altri ancora, purtroppo, non ci sono proprio. Non ancora. In fondo, siamo soltanto all’inizio dell’anno!
Dice, per esempio, che la prof di ginnastica è passata a San Coso basso e che verrà sostituita da un prof maschio.
«Sì, l’abbiamo già conosciuto» dice Lilia senza enfasi.
«E che ne pensate?» fa la prof.
«È bravo» dicono alcuni.
«Meglio dell’altra» dicono altre voci. Finché i commenti non si pendono in un mare di risolini e bisbigli. E nonostante la prof ne chieda ripetutamente il motivo, nessuno ha il coraggio di raccontare che Tizio ha saputo da Caio, a cui l’ha detto Sempronio, che l’altro Tizio è venuto a sapere, probabilmente da un secondo Caio, che il prof è già stato licenziato due volte da due scuole superiori perché, diciamo, mostrava un po’ troppo interesse verso i fondoschiena delle ragazze. Ma in fondo, se ci pensano meglio, se davvero fosse vero, nessun adulto avrebbe mai permesso che continuasse ad insegnare. Così la prof di arte continua a snocciolare la “lista dei morti”, come la definisce Lilia. E spiega che anche la loro insegnante prevalente, quella di Italiano dello scorso anno, è passata a San Coso basso.
I ragazzi esultano con un boato.
Allora la prof di arte mette un attimo da una parte la lista dei morti e domanda il motivo.
«Perché siete tutti così contenti? Non era brava?»
«Sì, è vero» ammette Silvia. «Alla mia mamma piaceva molto»
«Anche alla mia» si unisce Gabriele. «è l’unica che è riuscita a farmi studiare»
Tutti ridono.
«Diceva che ci avrebbe portato in terza!» obietta Giulia.
«A meno che non fosse costretta ad andare in pensione. Le mancava solo un anno…» dice Matteo.
«Diceva anche che eravamo la sua classe preferita» interviene Silvia. «E ora lo dice a quelli di San Coso basso»
Nella classe si fa silenzio. È solo per un attimo, ma succede. La prof non ne tiene conto e va avanti con la lista.
«E infine avrete una nuova prof di musica»
Chiara diventa rossa in viso. Lilia la guarda con una specie di giovane preoccupazione. Chiara spesso le sembra ancora una bambina priva di difese. E allora Lilia si sente ribollire il sangue e ha soltanto voglia di combattere per lei.
«Diglielo, forza, Chiara. Diglielo cosa ti ha fatto ieri la prof di musica. E pensare che il primo giorno avevi anche detto che ti piaceva!»
Chiara rimane immobile e sbatte i grandi occhi contornati da ciglia lunghissime.
«Chiara, se non glielo racconti te, glielo dico io»
Chiara si volta a guardare Lilia e con quei due occhi grandi da bambina la fulmina. Una lacrima spunta fuori e lei la lascia colare giù lungo la guancia.
«Non l’hai detto nemmeno alla tua mamma, vero?»
Chiara scuote la testa con lentezza. Se Lilia avesse avuto qualche anno in più, forse, avrebbe capito che per Chiara, essere stata trattata in maniera sgarbata e gratuita da una persona che non la conosce affatto, da un’insegnante, è come essere stata messa in mutande davanti alla classe intera. Una vergogna da non dire. Nemmeno alla sua mamma. Ma in qualche modo Lilia lo capisce e demorde. Fa spallucce e dice:
«Tanto musica fa schifo, no?»
Chiara la guarda con due occhi che brillano, le fa un sorriso complice e annuisce.
La lista dei morti della prof termina con il trillo della campanella.
Il boato che si leva nella classe spazza via il brutto ricordo del giorno prima, almeno per il momento.
Chiara, senza fretta, mette via le sue cose. Infila le penne nell’astuccio, chiude la cerniera, lo ripone, insieme al quaderno, nello zaino. Infine chiude anche lo zaino, si alza, indossa il giacchetto perché probabilmente sta piovendo, e si mette lo zaino sulle spalle. I suoi compagni sono già per le scale.
Lilia è poco più in là ad aspettarla, paziente. Quando Chiara è pronta si avviano insieme verso l’uscita.
«La tua mamma è sempre convinta?» domanda Lilia.
«Di cosa?»
«Che abbiamo bisogno di trovare un professore speciale… che ne basterebbe uno solo»
Chiara sorride. Arrossisce. Infila la mano in una tasca del giacchetto e tira fuori un foglietto rosso. Mentre scendono le scale lo apre e, senza dire nulla, legge per la centesima volta la scrittura “da gallina” della sua mamma:
“Prima o poi lo troverai. Ne basta uno. E poi tutto quanto cambierà. E sarà meraviglioso”
 
©Irene Campinoti — Il testo è frutto della fantasia dell’autrice. Ogni riferimento a luoghi, fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.