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Ogni loro prima volta merita un film

Filmati e fotolibri feste a scuola e al nido o compleanni
Filmati e fotolibri feste a scuola e al nido o compleanni

Ne sono profondamente convinta da prima di iniziare a farlo di mestiere: ogni cosa che fanno i nostri bambini, specialmente se si tratta della loro prima volta, meriterebbe di essere ripresa, immortalata, fotografata, registrata.
Sono una grafica, lavoro con le immagini, in più mi piace scrivere, invento storie. Da qui a creare dei filmati il passo è stato breve e naturale. Raccolgo il materiale che mi arriva, i filmati originali, le fotografie, la musica, le voci, entro dentro al film, colgo il filo conduttore, mi lascio guidare da quello che c’è già e tiro fuori la storia che all’inizio si intuiva soltanto. Catturo gli attimi e li rendo eterni.

Un film è bello, perché ci accompagna tutta la vita. Si può riprendere qualsiasi situazione: la nascita (anche la gravidanza della mamma), il battesimo, i primi passi, le prime paroline, il bagnetto, la prima volta al mare, le corse sulla spiaggia, la prima volta in bici, la prima volta senza ruotine, il Natale, i compleanni con gli amici, il nido, le feste a scuola (sia quelle a cui partecipano i genitori, che quelle alle quali i genitori non sono invitati), la festa di fine anno scolastico, le recite, i balletti, le canzoni, i saggi, le prime partite…

Possono contattarmi sia le aziende, che i privati, e addirittura gruppi di genitori. In gruppo si risparmia e alla festa della scuola, ad esempio, tutti i bambini possono avere il loro filmino con un prezzo accessibile a tutti.
Questo è un breve spot: Ogni loro successo merita un film

Questa invece è la sigla che ho realizzato per il programma del Movimento Shalom che va in onda ogni mercoledì alle 21 su Antenna 5:
Sigla programma Movimento Shalom

Chi fosse interessato può contattarmi in privato all’indirizzo mail: unagrafica@virgilio.it dove senza impegno darò informazioni sui costi e le modalità.
La fine della scuola non è poi così lontana: organizzatevi perché ne resti un ricordo indelebile in tutti i bambini!

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Una sigla per PeaceMaker: i fabbricatori di pace di Shalom.

I miei primi approcci con il video editing sono avvenuti per la voglia di rielaborare i miei personali ricordi, in particolare quelli delle mie bambine. Ma visto che il mio lavoro è comunicazione, ben presto ho avuto voglia di sperimentare il video editing anche al di fuori della mia sfera familiare e mi sono proposta con il montaggio dei filmini del nido, prima, e dell’asilo, poi. Nell’ultimo anno ho avuto modo di mettermi alla prova in ben altre tipologie di filmati: Bella la donna che sa e che fa, per il Bucciano FotoDiarioFestival, Di fatto Teresa, per Silvia Bagnoli e 115 giorni al festival per Lapo Ciari e Andrea Mancini. Il salto più grande è stato trovare un percorso da seguire là dove i sentimenti personali non ci sarebbero più stati. In pratica, prendere tutta l’esperienza nel bidimensionale, nell’immagine fissa e statica, in quella “storia raccontata in un attimo” e applicarla al tempo che scorre, alle immagini, ai filmati forniti per raccontare una storia e comunicare un messaggio ben preciso con una dimensione in più: un arco temporale più o meno lungo.
Una mattina di luglio mi chiamò Andrea Mancini e mi chiese di ideare una sigla televisiva per il Movimento Shalom.
Niente di più lontano, pensai, da ciò che so fare.
Andrea mi parlò dello spazio che Antenna 5 aveva riservato a Shalom sulla propria rete, di questo programma che da settembre sarebbe andato in onda tutte le settimane, dei possibili nomi che avrebbe avuto. Era tutto ancora da plasmare, tutta materia virtuale e creativa. Era una sfida che volevo accettare, perché anche se non ero forte dell’esperienza, avevo, ne ero e ne sono certa, un asso nella manica che poteva rivelarsi proprio la mia peculiare reason why: la passione e la capacità che ho, molte volte, di arrivare al cuore.

Quindi accettai il lavoro. La trasmissione si sarebbe chiamata PEACEMAKER (fabbricatori di pace) come, appunto sono, tutti coloro che operano secondo i principi di Shalom dovunque nel mondo. Avevo a disposizione un paio di filmati molto lunghi: uno descriveva i campi estivi, quelli di Fivizzano, alternando interviste a Don Andrea a quelle ai ragazzi o a chi opera nella pratica perché questi campi, da anni, siano un successo. L’altro filmato era quello realizzato qualche anno fa da Coop con Irene Grandi, il suo viaggio in Burkina Faso con Shalom (c’era mio padre con lei, me lo ricordo bene di quanto tornò entusiasta della sua semplicità), il suo concerto con un famoso gruppo Burkinabè.
Doveva ridursi tutto a una sessantina di secondi, dovevo estrarre anche la colonna sonora e, soprattutto, alla fine doveva essere una SIGLA!
La prima a delinearsi fu proprio la colonna sonora: un collage fra i pezzi più significativi di quell’ultima canzone del concerto. Scelsi le parti più interessanti da far parlare, trovai un escamotage per dare movimento ad una grafica che, altrimenti, sarebbe stata la mia solita grafica in 2D, tutto lavorando in Final Cut Pro.

La trasmissione di Shalom ha avuto la prima serata. Da questa settimana va in onda su Antenna 5 ogni mercoledì alle 21:00 e in pluriprogrammazione il giovedì alle 11:15, venerdì alle 14.50, sabato alle 7:30, domenica alle 23:30, Lunedì alle 9:10, Martedì alle 18:15.

115 giorni all’impatto!

Ecco come mi si presentano, un giorno, quei due: no dicendo “piacere, io sono Tal de’ Tali, faccio questo e vorrei fare quell’altro”, ma sedendosi nella mia stanzetta CasinoGrafica e iniziando a discutere fra loro come se stessero continuando un discorso già iniziato un milione di anni fa; come se io, un milione di anni fa, fossi lì con loro ad ascoltare quel discorso e adesso non avessi bisogno di una spiegazione ben più dettagliata.
Però non mi scoraggio. Certi personaggi, ogni tanto, capitano. Individui che parlano da soli in automobile, che quando arrivano da te ti raccontano il finale e tu dovresti capire tutta la storia.
A volte è interessante anche giocare e così li ascolto, li lascio parlare: è talmente divertente osservarli! Uno più posato, colto, ma anche dolce, l’altro più esuberante, un cartone animato, enigmatico e svolazzante. Entrambi entusiasti ed eccitatissimi per questo progetto riguardo al quale, dopo dieci minuti di gran parlare e smanaccare e spippolare su internet, ancora non ho capito nulla.
Ma per capire tutto, o molto, delle persone, ho imparato con gli anni, che bisogna prenderle nella loro spontaneità ed entrarci dentro piano piano, in punta di piedi, senza forzare le porte, senza interrompere i loro naturali percorsi mentali.
Così, ad un certo punto, con Lapo Ciari e Andrea Mancini che, nella maniera più naturale del mondo, stanno inscenando uno spettacolo per me sola, credo di aver colto ciò che soltanto in quel modo potevano raccontarmi: mancano 115 giorni all’impatto, e non c’è altro da dire! Il palio di San Rocco, i pellegrini, la primavera, il bambino che spacca il cocomero col culo, il botafumeiro, il festival del Pensiero Popolare, la gru in Piazza Bonaparte, la testa che salta, i piedi scalzi, la folla per le strade, San Miniato che esplode… A volte non importa mica capire tutto alla lettera, per capire davvero!

Alla fine dello spettacolo (due attori per una spettatrice) definiamo lo storyboard del video… non abbiamo ancora materiale di alcun tipo, eccetto un botafumeiro che dondola in una cattedrale spagnola, ma nessuno si preoccupa: a San Miniato si trova sempre una folla dietro l’angolo per allestire la scena madre di un film… siamo o non siamo nella città del Dramma Popolare e dei fratelli Taviani?
E così è stato. Per la grande presentazione del prossimo Festival del Pensiero Popolare 2012, ecco pronti due spot. Adesso non ci resta che intrattenere i pellegrini fino ad agosto!

I pezzi filmati sono di Aurelio Cupelli, girati durante la festa degli Aquiloni a San Miniato, appena prima che il diluvio disperdesse le folle… L’idea è di Lapo Ciari e Andrea Mancini di Territorio Teatro, e il montaggio degli spot è mio, Irene Campinoti, una grafica, anzi, UnaGrafica.

Silvia, Teresa e le altre…

Silvia Bagnoli, come si dice nella sua ultima e particolareggiata intervista con RadioCage, è una drammaturga, attrice e operatrice teatrale, oltre che insegnante di lingue in una scuola superiore di Empoli. Ho sentito parlare di lei, per la prima volta, quando con Bucciano FotoDiarioFestival stavamo preparando la mostra di “Bella la donna che sa e che fa” a San Miniato. In quella stessa settimana, infatti, Silvia si esibiva con Di fatto Teresa nel Frantoio della Briccola a San Miniato, con la collaborazione degli amici di Territorio Teatro. In quel periodo non potevo muovermi, ma per fortuna, se oggi hai un computer e un collegamento a internet, puoi arrivare comunque lontano. Un po’ come Danny Boodman T.D. Lemon Novecento che, nonostante per tutta la sua vita non scenda mai dal Virginian, conosce il mondo attraverso i racconti della gente che passa di lì.
Il primo passeggero che è passato dalla mia “virtuale nave” raccontandomi dello spettacolo di Silvia è stato Aurelio Cupelli con il suo blog. È riuscito ad incuriosirmi, sia attraverso le parole, sia con le immagini, molto suggestive, di questa donna dagli abiti démodé, da sola, sotto la volta in tufo dell’ex frantoio.
Il primo particolare che Silvia mi ha confessato quando ci siamo conosciute, è stato il freddo pungente di quel posto, come se il tufo, già da solo, avesse creato, non soltanto un palcoscenico, ma un luogo lontanissimo dal presente; come se i Samminiatesi che quella sera scesero le scale del Frantoio della Briccola, lo avessero fatto clikkando sulla porta d’ingresso e aprendo una finestra nel tempo e nello spazio.

Ho conosciuto Silvia un paio di settimane dopo il suo spettacolo a San Miniato, quando mi ha chiesto di montarle un video di presentazione per Di fatto Teresa. Non sapevo se sarei stata all’altezza, dal momento che i miei montaggi, fino a quel momento, si erano limitati alla sfera dell’infanzia, delle feste, delle occasioni che riguardano i bambini e, soltanto ultimamente, avevo fatto alcuni video per le collaborazioni con Bucciano FotoDiarioFestival. Ho comunque accettato volentieri l’incarico, forte e consapevole della passione che ci avrei messo.
La mia paura più grande era quella di snaturare il significato dello spettacolo con interventi sbagliati, ma Silvia è stata una guida scrupolosa, pignola ed estremamente esigente e critica (soprattutto nei confronti della propria interpretazione). Sono rimasta stupita e ammirata quando mi ha raccontato che quella di Teresa è stata la sua “prima volta” nell’ambito dell’affabulazione e del monologo. Per lei che proviene dal teatro danza, dal mimo e dai clown, un salto del genere ha richiesto un enorme impegno a livello di studio e, aggiungerei io, anche tanto coraggio e tanta energia. Ma Silvia ha creduto in Teresa Mattei e nella forza dell’esempio. Sì, perché se Teresa è stata la prima donna del parlamento, quella che ha proposto la mimosa come simbolo dell’otto marzo, quella che, soprattutto, ha lottato per le pari opportunità fra individui e fra uomini e donne e per concedere il voto alle donne, purtroppo oggi, a distanza di tanti anni dalle sue lotte, questa parità non è ancora reale. Questo lo sa bene Silvia, lo so io e lo sanno moltissime donne che ogni giorno per strada, o nelle proprie case, o sul posto di lavoro si imbattono nel rifiuto, nella discriminazione, nella violenza, nello scherno, nella paura e nel senso di impotenza.

Ma per fortuna la “nostra” lotta non si è spenta con la fine di quella di Teresa Mattei. Come Silvia, che si è messa in gioco con questo spettacolo che continua attraverso la Toscana e oltre, sono sicura che ci siano molte altre donne che lavorano per arrivare ad ottenere una parità, di fatto, reale, e per fortuna anche molti uomini che credono in noi e ci amano.

Approfitto di questo spazio virtuale, per una digressione personale: oggi è il 18 aprile, è il compleanno della mia mamma. Anche lei ha lottato tutta la vita, anche se spesso, ai miei occhi di figlia ribelle, è sembrato che non abbia mai ottenuto nulla. Ma la sua lotta è stata quotidiana, dura, solitaria e alienante. La sua lotta è stata quella di alzarsi ogni mattina, lasciare due figli e correre in una fabbrica dove veniva trattata come una schiava, un cencio, una nullità. Altro che donna! Altro che individuo!
Io non avrei mai la sua forza, la sua costanza, eppure lei è riuscita a farmi crescere sana, a farmi studiare, a darmi tutto ciò di cui avevo bisogno… e anche molto di più.
Forse non capisco il suo sacrificio, perché ho sofferto nel vedere la sua sofferenza, ma se non ci fosse stata una donna così, adesso non ci sarei nemmeno io… Grazie mamma!

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