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San Miniato

Cartoline per le feste!

Ecco fatto. Il mio lavoro con le illustrazioni per le cartoline Shalom adesso è completo.
Se cercate un regalo davvero speciale, lo trovate qui.

Tappino, il popolo di Comics e io

Questo è Tappino, anzi, questa è Storia di Tappino, la mia prima graphic novel. Grazie a lei giovedì scorso mi sono ritrovata in mezzo al popolo della scuola internazionale di Comics.
E ho vinto.

cover
Acquista su ilmiolibro.it o su lafeltrinelli.it

Storia di Tappino è una favola, una storia semplice, di quelle che si leggono ai bambini mentre loro appiccicano l’indice sul disegno facendo domande e interrompendoti mille volte. Ma è anche una storia da grandi, di quelle con le parole che si mettono a svolazzarti nella testa finché non trovano un passaggio segreto per un mondo più profondo e complesso.
Storia di Tappino l’ho realizzata apposta per partecipare ad un concorso. La mia filosofia per affrontare lavori mai fatti è questa: parti dalle cose semplici, da ciò che conosci. E così il protagonista più semplice che mi è venuto in mente è stato il tappo di plastica di una bottiglia: rotondo, piccolo, bianco.
La storia inizia quando Tappino viene gettato. Inizia la sua avventura. Tappino nasce.

 

“Si accorse che era nato perché gli venne voglia di avere gli occhi…”

Che è un po’ la storia del sentirsi vivi finché (o solo quando) si provano desideri.
Il primo desiderio di Tappino è quello che mette in moto la sua volontà, quello che lo guida e lo sostiene, anche quando arriva il mostro. Quello che alla fine gli permette di trovare il suo (nuovo) posto nel mondo.

Insomma, il concorso a cui ho partecipato si chiama “Il mio esordio” e viene organizzato da Ilmiolibro.it in collaborazione con Scuola Internazionale Comics. Due giorni fa, a Roma, Storia di Tappino ha ricevuto il premio come miglior fiaba.
E io, accompagnata da alcune delle donne a cui voglio più bene, sono andata a prendermi gli applausi.

Storia di Tappino è acquistabile sul sito di ilmiolibro.it a questo indirizzo.

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Babbo Natale o Rigiocattolo?

La risposta giusta non c’è, naturalmente. Ma forse, partecipando al Rigiocattolo, ovvero a questo gioco che Ilaria Gallo ha voluto portare in piazza a Cigoli per il prossimo 13 dicembre, faremo più contento anche Babbo Natale. Ma prima di questo, ho la certezza che i piccoli partecipanti avranno una grande occasione: quella di capire che una cosa tua, ad un certo punto, può diventare di un altro, perché se resta tua il suo triste destino sarà il NON USO o addirittura l’immondizia.

E così il 13 dicembre 2015 a Cigoli si inaugura il Primo Mercatino di Natale, allestimento di stand con regalini (e regaloni) artigianali da acquistare, cibo, musica di zampognari, giochi. Tutto come una festa che festeggia il magico gioco del riciclo, del DONO DELLA SECONDA VITA: il Rigiocattolo.

Il Comune di San Miniato ha dato il proprio patrocinio alla festa e tutti i bambini delle scuole dell’Infanzia e Primaria del Comune riceveranno un volantino come questo, con tutte le istruzioni per partecipare al gioco.

La mia parte di creativa è stata quella di dare un volto al gioco e a questa nuovissima festa del nostro territorio.

Bambini, rispolverate i vostri vecchi giocattoli e preparatevi a giocare al Rigiocattolo di Cigoli!

Qualcosa in comune nel mondo

Qualcosa in comune nel mondo_illustrazione_bassa

Non so come ragiona la mia mente. So soltanto che fagocita, sintetizza e si esprime.
Ci ha messo un giorno per esprimere la Parigi del 13 Novembre.
E come sempre è stata troppo romantica.

Visita alla casa d’aria

casa daria

-Permesso… Signore? …Maestro?
C’è qualcuno?
Lui viene avanti sulla sedia a rotelle
-Non si chiede permesso quando una casa è una via di passaggio
-No è che, buongiorno, sono pur sempre in casa sua
-Dài un’occhiata, seguimi
In un gesto gira la sedia di centottanta gradi. I capelli bianchi, appena appena ingrigiti, sulle spalle si intrecciano. Sottili.
La ragazza lo segue.
-È grandissima questa stanza, esclama.
È in comunicazione diretta con l’esterno, manca una parete, totalmente, ma è buia, piena di legno scuro e cotto per terra, vecchio, sporco, di quello sporco che non va via più e quindi non si può chiamare nemmeno più sporco, ma tempo, storia.
-Non pensavo che ci fosse una casa qui. Ho sempre visto un chiostro. E stamani invece ci ho trovato una casa
-La mia casa è sempre stata qui. In questo cubo d’aria fra quattro pareti di storia
Ride da sé. Come se avesse fatto una battuta che capisce solo lui.
-Come si chiama, signorina?
-Adele
-Adele fa rima con miele. Lei è dolce?
Adele accarezza un tavolo rotondo, di legno di noce, massello, liscio. Pieno di buchi, un tempo casa di tarme.
-Non lo so. Dipende
Spinge le ruote con le mani, lei riprende a camminargli dietro, la stanza sembra che giri, e compare una nuova apertura nella parete di fronte. Non c’è niente che sta girando. Soltanto le ruote
Lui si ferma e ruota di novanta gradi. Resta a mostrarle il profilo per qualche attimo. E poi la guarda, la sorprende mentre con un dito in bocca guarda in alto, il soffitto.
-Quella è una tortora?, esclama togliendosi l’indice dalla bocca e puntandolo in su.
Lui fa scattare gli occhi (solo gli occhi) verso l’alto. E poi li riporta nella stessa esatta posizione, senza cambiare niente di se stesso, se non il discorso che stava per fare
-Qualcuna fa il nido fra questi travicelli. Ma torniamo a lei. A te. Da cosa dipende la tua dolcezza, Adele?
-È sicuro che sia normale? Che una tortora viva così
-Seguimi ragazzina
Ruota la sedia verso la direzione in cui si stavano muovendo e l’altra stanza si mostra quasi per intero, finché non ci entrano.
Il contrasto è fortissimo. Bianco. Tutto è bianco. È un’altra stanza enorme, gigante, chiara, di vimini e legno per terra, di gabbie piene di fiori e cancelli aperti, scale che si interrompono e canarini gialli che volano. E una farfalla. Signora di leggerezza. Nuota nell’aria come se fosse l’unica padrona di quello spazio.
E in fondo si apre una parete di luce. Senza panorama o orizzonte. Luce, un bianco ancora più bianco. Come un buco nella realtà.
Lui dà le spalle alla luce, le mani appoggiate sulle ruote. La osserva invadente senza imbarazzo.
-Perché indossi un vestito con le gale? Stavi andando ad una festa?
-Le dispiace se prendo un lecca lecca? Quando li vedo non so resistere. Specialmente questi con la decorazione a spirale. Sono troppo belli
-Fai pure, ma non li mordere
-Per quale motivo? A cosa mi servono se non posso morderli?
-Sono di terracotta. Tutto in casa mia è di terracotta. Forse anche io lo sono
Ride.
-Oh. Che strana terracotta. Ma non è strano che questa farfalla stia qui?
-Adele. La tua dolcezza è fatta tutta di ingenuità. Sarà genuina?
Adele sceglie accuratamente un lecca lecca di terracotta in un cestino dove ce ne sono a decine, di forme e colori e dimensioni diverse
-Vuoi vedere come nasce la mia terracotta?
-Certo. Sono qui apposta.
-Già, non ti ho chiesto come mai
-Come mai non si sentono i frastuoni della chiesa? È soltanto qui accanto. Come fa a vivere qui, così vicino?
-Non si sente niente. Vai a vedere. Vai tu che puoi. Io con la mia sedia non arriverei mai.
Adele esce dalla stanza bianca, attraversa la stanza scura e si ritrova nella parte del chiostro più vicina alla strada. Va verso destra, verso la chiesa, e imbocca un tunnel con il pavimento in salita (che presto diventa terra) e con il soffitto a volta che sarà alto quindici metri. Il tunnel è costruito con mattoni vecchi, uno diverso dall’altro, forse fatti a mano, forse fatti proprio da lui. E lo percorre, finché non giunge ad una specie di curva, una piega apparentemente casuale, ma ben congegnata. Il segreto del silenzio è tutto lì. Una volta superata la curva si sentono forti le voci, le campane, i cinguettii. E alla fine di un altro tratto di tunnel, sempre in salita, si intravede la campagna, il culmine della collina e la chiesa di San Domenico.
La chiesa sorge direttamente dall’erba. E dietro lingue colorate di cielo, fra il giallo e l’azzurro, creano una cartolina.
-Ho capito tutto, fa Adele entusiasta quando torna da lui. -Ora possiamo andare dalla creta?

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